Che rimane di quello strano popolo dell’antichità: i fenici? Alcuni reperti archeologici di funzione e il ricordo di uno spirito levantino fatto di astuzia e furberia.
I sardi non disdegnano una loro ascendenza fenicia. Contenti loro!
Alcuni giorni fa abbiamo saputo che un sassarese doc, imprevedibile e narcisista, come tutti quelli che amano stupire anche a costo di scivolare nella battuta ,credendo di fare humor, ma confondendolo con rumor (uso l’inglese solo perché il “Nostro” si vanta di andare a Londra ogni poco!), ha offerto al Presidente Ciampi la sua carica di senatore a vita. Qui sta il punto: le dimissioni offerte, anziché date, hanno tutto il sapore della provocazione: ti offro le dimissioni, perché so che non le accetterai, o non le potrai accettare e così tutto rimane come prima, ma resta il beau geste.
L’Italia è piena di questi furbi fenici e se qualcuno crede di stupire si sbaglia. La normalità non può stupire e se qualcuno lo crede, vuol dire che poi tanto furbo non è.
Nella storia romana si parla di un certo Catone, detto “il Censore”, che aveva la prerogativa di essere un “rompiballe”. Coglieva i fichi nel suo orto e poi andava in Senato a dire che venivano da Cartagine, tanto per dimostrare che la città nemica era talmente vicina e pericolosa da consentire ai fichi cartaginesi di arrivare freschi a Roma. I senatori romani facevano finta di credergli.
Ora io mi chiedo: se Ciampi, che è un livornese doc, quindi uno spiritaccio toscano, le avesse accettate le dimissioni del sassarese, che sarebbe accaduto? Poteva accettarle! Mi sarebbe piaciuta la scena. Invece, sono costretto solo a immaginarla! Ma non è la stessa cosa. Io sono solo un esperto in dimissioni non offerte ma date.
Le dimissioni, quando sono date, sono sempre irrevocabili. Questo il gran sassarese lo sa molto bene e perciò le ha solo offerte. Ma in quel caso non sarebbe stato un danno per nessuno. La storia dice che Roma sconfisse Cartagine perché aveva gli Scipioni, non i rompiballe come Catone, che sono di grande utilità, finché non si perdono nelle faccenduole, che elevano a fatto di grande importanza. Che cosa distingue una sciocchezza da una verità? Il fatto che la prima si scopre da sé, mentre la seconda impone una lunga e faticosa ricerca e, spesso, resiste allo svelamento.