L’aveva detto chiaro e tondo: lascio la Cisl per andare a rifondare la DC. Che c’è di male? Ci hanno già provato in tanti! Auguri! Non so se sia un “puledro di razza”. “Cavalli di razza” furono Moro e Fanfani. Andreotti era solo un andreottiano e lo è anche con il suo ingresso a fianco del neo-fondatore D’Antoni. Comunque, fosse solo puledro, si farà. Se dimostrerà di essere un “ronzino”, andrà bene lo stesso. Non è che la popolazione dei politici offra scelte di blasonata aristocrazia equina. Va tutto bene, “madama la marchesa”. Un tubo! Non va bene niente, perché il nostro è andato in un convento di frati a dire che, dandosi alla politica (perché come sindacalista ha fatto per decenni la “Dama di San Vincenzo”? Sì la “dama degli scioperi”!), aveva risposto a una chiamata della “Provvidenza”! Che sia andato a dirlo ai frati, passi, perché l’esperienza dice che rende. Chi non si ricorda di certi seggi elettorali dislocati vicini a monasteri di suore, che in recenti tornate elettorali hanno raccolto il 90% dei suffragi a favore del candidato gradito alle gerarchie diocesane? Niente di strano, anche perché sorelle e fratelli devono pur dare il voto a qualcuno! Ma è la risposta a una chiamata della “Provvidenza” che mi crea disagi teologici. Sappiamo che la storia è piena di personaggi che sentivano le “voci”, per esempio: la Pulzella d’Orleans. Ma quando è un politico che sente le “voci” mi preoccupo; non perché la Provvidenza (non mi inoltro su una definizione che lascio al teologo di professione) non parli al cuore degli uomini, anche dei più umili. Ma perché il politico ha sempre strane orecchie nel captare i segnali della Provvidenza, ammesso che, occupata com’è con problemi ben più seri, abbia un qualche ritaglio di tempo da dedicare a un ex sindacalista. No, ex patiuska Serghiei, lasci stare la Provvidenza, scherzi coi fanti e lasci stare i Santi, perché, parlando di Provvidenza, è di Santi che si parla.