Nel famoso film Casablanca, che rese mitico Humphrey Bogart, Ingrid Bergman sente suonare dal pianista nero “As Time Goes By” e, alla fine del pezzo, pronuncia la celebre frase “Play it again, Sam”, che Woody Allen riprese come titolo del suo film “Provaci ancora, Sam”. Grandi attori, grandi registi, grandi film, che hanno fatto la storia della cinematografia, ma pericolosi da parafrasare. È accaduto! Considero Giuliano Cazzola un ex sindacalista onesto e intelligente, oltre che professionalmente molto preparato. Scrive ottimi articoli, chiari e coraggiosi, soprattutto se si considera il pietoso dilagante conformismo. Uno degli ultimi ha il titolo “Provaci ancora Amato” (“Il Sole-24 ORE”, 31 luglio, pag. 5). Poiché ha fatto a lungo il sindacalista e il sindacalismo ha le sue responsabilità nello stato attuale della società italiana, quando attacca il sistema dimostra l’onestà intellettuale di chi è capace di fare autocritica. Come a dire: l’uomo non è ostinato e, quindi, è intelligente. Ma su un punto non riesce a dare una spiegazione logica a se stesso e ai suoi lettori: l’incoerenza di Giuliano Amato da quando è stato imbarcato negli ultimi due governi, prima come ministro del Tesoro e poi come Presidente del consiglio (lui dice: “curatore fallimentare”), rispetto a quando era il Vicecraxi o quando nell’autunno del ‘92, salvò l’economia italiana. Per rendere ancora più chiaro il “patimento del cambiamento”, Cazzola ha scritto un libro “Il BeneAmato”, per ricordare il coraggio di otto anni fa a “gestire” quella che il suo recensore chiama “astuzia della storia”, rispetto alla povertà di idee e mancanza di coraggio di oggi, tant’è che verrebbe da leggere un sottotitolo che non c’è: “Come sei caduto in basso, Giuliano”. Questo revirement di un grande giurista e grande economista (sono giudizi suoi) proprio Cazzola non riesce a spiegarselo. Vorrei aiutarlo a risolvere un dubbio esistenziale, più suo che di Amato. Cazzola farebbe bene a soffermarsi almeno su due considerazione: · per Hegel, inventore dell’ “astuzia della ragione”, non sono gli uomini a gestire l’astuzia, ma è questa a gestire gli individui. Persino Cesare operò come strumento nelle mani della storia, come è logico e consequenziale, se si pone al centro della storia l’ “Idea”. Ora, non mi pare che Amato sia superiore persino a Cesare o ad Alessandro. Quindi, andiamoci piano con Hegel, che è filosofo da non prendere come dessert, semmai come medicinale: “con cautela”; · Amato non è mai cambiato; è sempre stato così. Il grande giurista di diritto costituzionale e sindacale era tale solo perché era di moda e lavorava per il vincitore; il grande economista non si è accorto che la difesa della lira (quella che Cazzola considera una grande difesa dell’economia) ci è costata oltre 60 mila miliardi di riserve della Banca d’Italia; che il grande tutti e due (economista+giurista) è uno dei massimi responsabili del disastro economico degli ultimi dieci anni (almeno stando alla diagnosi impietosa della Banca d’Itaia nello studio “Sintesi sull’andamento delle regioni italiane nel 1999” pubblicata in agosto, con raffronto alla situazione di inizio decennio), per il semplice motivo che, con Craxi prima e senza Craxi dopo, ha sempre manovrato le leve del potere. Ma non c’è bisogno nemmeno degli studi della Banca d’Italia, per rendersi conto che Amato non è quel “Magno”, che nei primi anni Novanta infiammò l’ammirazione di Cazzola; bastano due dati: nel 1992, quando Amato incominciò a “gestire l’astuzia della storia” il debito pubblico era 1,5 milioni di miliardi, mentre nell’aprile 2000 ha raggiunto, 2,5 milioni di miliardi. Se questo è l’effetto di quell’atto coraggioso di aver avviato il risanamento della finanza pubblica, proprio partendo dalla débâcle della lira nel settembre 1992, sarebbe stato meglio che Amato avesse “gestito” anziché “l’astuzia della storia” una tabaccheria, dove i prezzi sono imposti dall’alto e il guadagno è dato dall’aggio prefissato. Cazzola: non spenda le sue energie a trovare spiegazioni che non esistono. Non è il potere che ha dato alla testa ad Amato, perché il potere, non la capacità giuridica o economica, è nella natura di Amato. Ci deve essere un’altra spiegazione. Cazzola… è così facile! Go home, Loved!