Per qualcuno…padrino; per molti…padrone; per nessuno…padre. Cuccia est mort, vive Cuccia! L’araldo della corte dei re Luigi di Francia, confondendolo con le roi, così avrebbe annunciato la morte del banchiere milanese. Se fosse stato un re! Ma fu un re! Chi è un re? È colui che tiene cortigiani e Cuccia ne ebbe, che sbavavano nella reggia di Mediobanca. Magari gli stessi che alla notizia della sua morte hanno impartito ai loro famigli finanziari, abbarbicati ai computer delle Sim, ordini di acquisti, perché… ora che è morto si aprirà un nuovo orizzonte finanziario pieno di libertà! Come si spiega, se no, l’aumento della borsa dopo quella morte? Qui sta il nocciolo della questione: cioè non si spiega. Passi per i giornalisti, che i coccodrilli su Cuccia li avevano preparati da anni, anzi, taluno li aveva persino dimenticati o persi e ha dovuto riscriverli, perché da anni Cuccia si ostinava a non andarsene e, così, come accade per i vini buoni e cattivi, dopo un invecchiamento eccessivo, finiscono per essere uguali e più o meno così riassumbili: a 93 anni muore il grande vecchio della finanza italiana e con lui si chiude una lunga pagina di storia economica nazionale del Novecento. Tutto falso. Tutto l’opposto del Cuccia vero, che non è riuscito nemmeno a trasmettere l’unico grande insegnamento, in cui fu indiscutibile maestro: l’estrema discrezione, come solo un siculosvizzero può provare. Lo hanno tradito per anni e fino in fondo. Lui, esperto di “Monopoli” è stato fregato da imprenditori di livello mediocre, ma furbi. Perché, indubbiamente Cuccia era troppo intelligente per essere furbo. In realtà era già morto da tempo. Avrebbe preferito essere ucciso dalla maturità del capitalismo italiano, a cui, se non altro per la sua provocazione, aveva pur contribuito. Invece, no! È stato ucciso dalla evoluzione della finanza internazionale con la quale non riusciva a colloquiare. Era un conservatore. Credeva nella perpetuità del presente, non nel futuro. Era il principe di Salina, il Gattopardo, radicato nella finanza nazionale. Quanti Sedara intorno!Ecco perché non si spiega quell’aumento della Borsa, anzi dei titoli legati a Mediobanca, alla notizia della sua morte. Non se lo meritava, perché non era attuale, cioè non vera! Come può spiegarsi un simile fenomeno per un vecchio quasi centenario, che già aveva frequentato la sala rianimazione? Quello era il momento in cui poteva, seppur con grave ritardo, crescere la borsa. Non alla notizia della morte. Sa di maramalderia. Delle tre, l’una:· o non era vero che all’età in cui anche il più coriaceo dei legni non fa più da trave e, allora, era tutta una finzione che egli potesse ancora influire attivamente al punto che la sua morte potesse essere interpretata come un fatto liberatorio;· o era vero che la sua influenza era ancora determinante e, allora, c’è veramente da essere preoccupati per il capitalismo italiano, che dimostra di essere preda di ben altri che Cuccia, il quale, tutto sommato, era un patriota dell’economia nazionale, anche se fuori dal tempo;· o da tempo era una maschera di qualcun altro, che trovava comodo nascondersi per meglio governare un mondo finanziario decrepito, ma ancora influente.Ma l’ironia (se fosse inconsapevole e non lo escludo, sarebbe: idiozia!) più graffiante gliel’ha giocata quel giornale che l’ha definito “il cattolico silenzioso”. A parte il fatto che è problematico stabilire se un “silenzioso” è “cattolico”, che bisogno c’è di definire cattolico un finanziere? Significa qualcosa? E se fosse calvinista? E se ebreo? Dire che un finanziere è cattolico, significa associare uno status religioso a ciò che fa. Ora, poiché fa finanza, si ha per conseguenza che fa una finanza cattolica. Ma, se è un fabbricate di automobili, significa che fa vetture cattoliche? E se forgia vanghe, significa che produce vanghe cattoliche? Ma andiamo… signori! Passi per una Borsa che sale se un Cuccia muore. Sappiamo benissimo che il genio non aleggia nel “parco buoi”! Ma quella di un finanziere cattolico risparmiatecela. La religione è una cosa troppo seria e l’uomo religioso è un fenomeno troppo drammatico, soprattutto se è cattolico, per essere oggetto di scrittura dei giornalisti. L’abbinamento non giova certo alla Chiesa e nemmeno alla finanza e, comunque, il Cuccia vero, non quello dei giornalisti, non l’avrebbe autorizzato.